IL
SOLDATO FANFARONE (MILES GLORIOSUS)
di Tito Maccio Plauto
Marzo 2007
C’è
festa! Si ride tutti insieme e da duemila anni: in scena c’è
sempre Plauto, il più amato comico romano. Nessuno riesce a divertire
come lui; tutto nella sua arte è al servizio dell’allegria: vecchie
trame di commedie greche, la tradizione popolare italica, la farsa, la maschera
buffonesca, la complicità col pubblico, il canto. Un grande varietà,
antico quanto le guerre puniche eppure sempre attuale.
La sua fama era talmente grande che centocinquant’anni dopo la morte
ben 130 commedie circolavano sotto il suo nome: l’attribuzione a Plauto
era garanzia di successo. Ne sono sono state giudicate autentiche ventuno
che la tradizione ci ha consegnato. Una tra esse svetta per la sua singolarità:
Il soldato fanfarone (206 a. C.). Un giovane ateniese, Pleusicle, ama Filocomasia
ma la ragazza è improvvisamente rapita e trascinata ad Efeso da Pirgopolinice,
ridicola caricatura di soldato sbruffone. Pleusicle riesce presto a ritrovarla
grazie all’aiuto dei due astuti servi Palestrione e Polemione. La fortuna
è generosa: il soldato la tiene prigioniera in una casa proprio attigua
a quella di un anziano e simpatico amico del giovane, Periplectomeno. In barba
al geloso carceriere, così Pleusicle e Filocomasia si incontrano furtivamente
grazie ad un foro aperto tra le due case. La situazione sembra precipitare
quando vengono scoperti da un servo del soldato, ma Palestrione e Polemione
riusciranno ad ingannarlo, burlandosi di lui. È poi la volta di Pirgopolinice
e sarà proprio la sua vanità a tradirlo: finirà beffato
e bastonato mentre i due innamorati potranno fare vela verso Atene.
Senza tradire le antiche parole e lo spirito moderno dell’autore, la
Compagnia della Luna Nuova ha affrontato il testo conciliando rispetto e creatività:
un fresco dialogo, godibilissimo, frutto di una traduzione che esalta la leggerezza
dell’espressione plautina, si coniuga ad una recitazione coinvolgente
e scanzonata. Il ritmo del gesto e della voce è scandito da trascinanti
musiche originali, direttamente partecipi della rappresentazione. E venti
secoli dopo sarà ancora festa!

TITO MACCIO PLAUTO
(Sarsina 259\251 – Roma 184 a. C. circa)
Nulla
di preciso si sa della sua vita. Anche il nome è dubbio: Maccius (da
Maccus, maschera dell’atellana, l’antica forma teatrale popolare)
e Plautus (dai piedi piatti) potrebbero essere soprannomi legati alla professione
teatrale. A questa Plauto si dedicò in maniera totale come autore,
attore, capocomico, organizzatore di spettacoli. Secondo Aulo Gellio perse
il denaro accumulato in questa attività e fu per un certo tempo schiavo
per debiti; le commedie scritte in tale periodo gli avrebbero ridato la libertà
e un nuovo successo, che lo accompagnò poi sino alla fine.