L’Associazione
Culturale “Compagnia teatrale della Luna Nuova” è un’
istituzione senza scopo di lucro fondata e costituita da giovani tra i 18
e i 30 anni (ma non solo!) per mettere in scena, con forte spirito di aggregazione,
spettacoli teatrali a carattere amatoriale.
Il gruppo vede la luce nel 1995 a Castelnuovo Magra e, dal 2003, è
regolarmente registrato come Associazione Culturale con il nome con cui è
attualmente conosciuto. Dallo stesso anno è affiliato alla F.I.T.A.
(Federazione Italiana Teatro Amatori).
Dei primi spettacoli è autrice la Compagnia stessa, con testi ricchi di giocose invenzioni verbali e di storie comiche, bizzarre e paradossali, dove l’umorismo di situazione si unisce ad una sorniona vena parodica che non risparmia nessuno, nemmeno Dante Alighieri o Alessandro Manzoni. Benché sia solo la prima giovinezza della Luna Nuova, è già riconoscibile una cifra, una sorta di identità: la voglia di creare mondi in cui le prospettive, fiabesche o ironiche, siano il pretesto per scherzare, per divertirsi e divertire, mettendo se stessi sulla scena.
Nel 2003, la svolta. Ci si misura con un autore. Viene rappresentata l’opera di un grande classico del teatro italiano: “La burla retrocessa in cambio”, commedia in cinque atti di Carlo Goldoni. Ne nasce una lettura squisitamente liberty, in cui l’ambientazione originaria, il settecento borghese veneziano, è tradotta in uno scenario tutto primo novecentesco, a rivelare numerose e interessanti simmetrie tra passato lontano e più recente. La trama ruota attorno ad uno scherzo poi ricambiato, un pranzo organizzato per punire un’eccessiva avarizia e una cena studiata come corrispondente vendetta; i personaggi mostrano la compresenza di caratteri realistici (mercanti di stoffe, sensali, mariti e mogli) e maschere della tradizione (come il cuoco, dai vivaci toni “arlecchineschi”) secondo il disegno profondamente innovatore di Goldoni. Lo spettacolo è replicato più volte, spesso anche a scopo didattico in alcuni istituti scolastici, e apre la rassegna “DiGiovedì” organizzata dal comune di Castelnuovo Magra nel 2004.
Nell’estate
dello stesso anno la Compagnia affronta un progetto ancora più ambizioso:
il frizzante allestimento de "Un cappello di paglia di Firenze"
(1851) di Eugène Labiche, entusiasmante capostipite del genere “vaudeville”.
Lo spettacolo è arricchito da numerose musiche originali (più
di 28 brani) e ne nasce anche un cd di canti e melodie prodotto in uno studio
di registrazione sarzanese. Si caratterizza, inoltre, per una insolita e coloratissima
scenografia (un cubo semovente che, ruotando e spalancandosi, compone le varie
scene). Il risultato suscita unanimi consensi. Partecipa alla rassegna "...
Ci educhiamo teatrando", promossa dalla provincia della Spezia, esibendosi
in sette comuni ed è replicato più volte anche in collaborazione
con Associazioni ed altri enti. È la prima stagione in cui il gruppo
si trova coinvolto in una vera e propria tournée.
Oltre all'impegno profuso direttamente nella recitazione, la Compagnia cura
ogni aspetto dell'allestimento coinvolgendo con il proprio entusiasmo quanti,
attraverso il loro mestiere, possono creativamente contribuire alla realizzazione
di una messa in scena (un esempio per tutti: l’instancabile e talentuosissima
Sartoria). L’obiettivo e la speranza sono sempre quelli di meritare
l’affetto e l’interesse del pubblico, in un continuo percorso
di crescita culturale ed umana.
Coniugando tradizione e sperimentazione, nell'estate 2005 la Luna Nuova vuole
tornare al settecento, un settecento però, "altro" rispetto
a quello innovatore ed illuminato di Carlo Goldoni, il settecento fantastico
e arcaicizzante di Carlo Gozzi de "L'amore delle tre Melarance".
La compagnia recupera il canovaccio, privo di battute prestabilite, composto
dal nobile veneziano nel 1761 ed improvvisa un copione sull'esempio dei comici
dell'arte: il risultato finale è uno spettacolo dai toni onirici e
suggestivi, in cui compaiono prìncipi e fate, maghi e demoni, immersi
in una scenografia che simula un grande libro di fiabe aperto verso il pubblico.
A contrappuntare il tutto, musiche scritte per l’occasione, che continuamente
suscitano e accentuano il sapore sognante della storia.
Lo spettacolo, molto apprezzato anche dagli spettatori più giovani,
è quello finora più replicato. Nell'estate 2005 è rappresentato
in dodici piazze, suscitando ovunque un festoso entusiasmo. La messinscena
partecipa poi alla prima rassegna regionale F.I.T.A., organizzata presso il
Teatro Nuovo di Valleggia (Novembre 2005), ed alla stagione del teatro della
Gioventù di Genova, dove rimane in cartellone nelle giornate del 5,6,7
maggio 2006. "L'amore delle tre Melarance" è stato inoltre
riproprosto il 14 maggio 2006 nell'ambito di una rassegna teatrale organizzata
dalla Provincia della Spezia presso il Centro giovanile culturale e multimediale
"Dialma Ruggero" della Spezia.
Ma la vita di un’Associazione Teatrale non è costituita solo
di spettacoli fatti o da farsi. È fatta anche di apprendimento, voglia
di conoscere e mettersi alla prova. Ecco quindi che tra il 2005 e il 2006
la Compagnia partecipa ad un Corso di dizione tenuto dall’attrice Francesca
Picci, che è stata, tra l’altro, anche assistente del regista
Giorgio Gallione del Teatro dell’Archivolto di Genova. Scopo delle lezioni
è quello di curare e approfondire l’espressività con cui
si leggono e si interpretano i testi, illustrare le modalità di una
corretta pronuncia, scoprire e riscoprire le immense potenzialità della
voce, uno strumento capace di dare corpo al testo e di moltiplicare il potere
delle parole.
Nel 2006, poi, l’attore Giovanni Beretta (della Compagnia “Ordine
sparso” di Sarzana) accompagna gli attori della Luna Nuova in un percorso
sulla mimica e sulla gestualità, con esercizi finalizzati ad affinare
la propria sensibilità scenica, rafforzare i riflessi e sviluppare
le proprie capacità di stare sul palco, educando il proprio corpo ad
essere parte attiva del personaggio
Ma il 2006 è l’anno in cui la Luna Nuova scopre anche l’entusiasmante
mondo dell’Improvvisazione Teatrale (secondo il metodo elaborato dal
francocanadese Yvon Leduc e oggi diffuso e seguìto in tutto il mondo),
grazie all’attore e coach Federico Stefanelli (allenatore, tra l’altro,
della Squadra Italiana Ufficiale di Improvvisazione). Questa rigorosa e divertentissima
disciplina (dalla Compagnia solo precedentemente sfiorata con l’esperienza
delle “Melarance”), basata sull’estro e sulla creatività,
sulla capacità di cogliere l’attimo scenico e di inventarsi ogni
volta senza un copione alle spalle, si traduce in veri e propri match (amatoriali
e non). Le squadre che si fronteggiano, però, non vincono sfruttando
gli errori dell’avversario, come spesso succede nello sport, bensì
interagendo tra loro, al fine di costruire scene e situazioni ogni volta diverse,
in una lezione di partecipazione e collaborazione generosa che, oltre al teatro,
può insegnare molto anche sulla vita. Nel 2007 Federico continua ad
allenare gli attori della Compagnia. Chissà che prima o poi non ne
nasca anche una squadra…
Certo la Compagnia non teme i classici. Ecco che quindi, per l’estate
del 2006, concentra la sua attenzione su due farse brevi dell’immortale
Jean-Baptiste Poquelin, meglio conosciuto come Molière: “Sganarello,
ovvero il cornuto immaginario” (1660) e “Il medico per forza”
(1666). In entrambe (tra le più rappresentate al mondo dell’autore
e attore francese) al centro è Sganarello, maschera comica dalla vasta
e duratura fortuna, cui molti nel tempo si sono ispirati. Nella prima si snoda
una classica commedia degli equivoci: Sganarello rimane vittima della sua
stessa monomaniaca ossessione gelosa per la moglie, in realtà del tutto
estranea al tradimento, per diventare il simbolo di tutti gli uomini che si
vivono intrappolati nelle proprie illusioni. Ma il lieto fine non manca e
due giovani innamorati, ostacolati dal padre di lei, riusciranno a sposarsi.
Nella seconda Sganarello, boscaiolo troppo dedito al vino, viene punito dalla
moglie che, per vendicarsi dei suoi eccessi, lo spaccia per un grande medico,
capace di esercitare solo se sonoramente bastonato. Ne nascono battute e gags
a non finire, ma anche qui la comicità si rivela ottima chiave per
interpretare il mondo, in cui troppo spesso si incontrano ciarlatani pronti
ad incantare il prossimo con le parole. Come sempre, alle musiche orecchiabili
originali, in cui modalità dal sapore arcaico si intrecciano a melodie
decisamente contemporanee, si accompagnano scenografie mobili, questa volta
a periatto, che cambiano in pochi attimi scene e ambienti.
Un’estate ricca di impegni quella del 2006, in cui, a luglio, il gruppo
si produce anche in uno spettacolo fuori dal consueto, certo, ma molto apprezzato
dal pubblico: la lettura drammatica degli atti di un riscoperto processo di
stregoneria, che ha coinvolto, nel 1640, la comunità di Rocchetta Vara.
L’evento, organizzato nel Palazzo Vinciguerra dal comune di Rocchetta
Vara con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura della Provincia
della Spezia, ha visto alternarsi interventi a carattere illustrativo al suggestivo
lavoro degli attori, capaci di ridare vita, in un’atmosfera coinvolgente
ed emozionante, alle dirette parole dei testimoni. Il fatto che una Compagnia
teatrale, abituata a frequentare per lo più generi brillanti e comici,
si sia cimentata con la tragicità tesa e vibrante di quei documenti
ritrovati ha dato prova di una versatilità e di una voglia di sperimentazione
che hanno decisamente colpito la folta platea della serata.
Con Molière le piazze e i comuni visitati dalla Compagnia sono diversi
(ben 7), senza dimenticare il Teatro Palmaria della Spezia (dove una matinée
de “Il medico per forza” entusiasma anche una nutrita platea di
studenti delle scuole medie, pubblico attentissimo e partecipe, pieno di domande
e curiosità) e il Teatro Impavidi di Sarzana.
E proprio agli Impavidi debutta lo spettacolo della stagione estiva seguente,
quella del 2007. La scelta ricade sul testo più antico sinora rappresentato
dall’Associazione: il “Miles glorious – Il soldato fanfarone”
(206 a.C.) di Tito Maccio Paluto. In questo autore, così vicino allo
spirito della Luna Nuova, tutto è al servizio dell’allegria:
vecchie trame di commedie greche, la tradizione popolare italica, la farsa,
la maschera buffonesca, la complicità col pubblico, il canto. Un grande
varietà, antico quanto le guerre puniche eppure sempre attuale, ove
la figura del soldato sbruffone Pirgopolinice diventa specchio e ironica metafora
della vanità e dell’effimero che da sempre caratterizzano la
condizione umana. Servi astuti, donne capaci di cambiare il proprio destino,
innamorati che non perdono la speranza, vecchi per nulla vicini agli stereotipi
dell’anziano tipico del teatro latino, prostitute zelanti, effemminati
custodi e una scimmia irriverente, corrispettivo animale dell’umanissimo
“miles” abitano questa rappresentazione in cui una Grecia ovviamente
romana rivive grazie a essenziali elementi scenici: colonne solo apparentemente
fisse, in realtà sempre pronte a seguire i personaggi, a chiudere o
ad aprire porte, a celare oppure a svelare. La musica dello spettacolo (marziale
e “pop” allo stesso tempo) è pronta a lasciar posto ai
canti a cappella, in un movimentato cortocircuito umoristico di melodie e
di stili.
Oltre che per un susseguirsi di repliche plautine nello spezzino (9), con
una incursione nel Genovese, l’estate 2007 sarà ricordata anche
per uno spettacolo totalmente improvvisato (in cui si è tentato di
mettere a frutto gli insegnamenti di Federico Stefanelli) di fronte al pubblico
della Rievocazione storica medievale promossa dal comune di Brugnato: “L’allegra
historia dell’antica Brugnato, commedia all’improvviso tra santi,
potenti e guitti”. Seguendo la traccia dei dati storici conosciuti,
la Luna Nuova ha proposto uno spettacolo che intreccia le vicende private
di una scalcagnata compagnia teatrale del passato con gli eventi che hanno
portato alla fondazione di quella antica città della nostra provincia
e che vedono coinvolti personaggi come San Colombano e San Bernardo di Chiaravalle,
abati, papi e repubbliche marinare.
Esperienza totalmente nuova è stata, in questo stesso anno, anche la
realizzazione di un video promozionale per una farmacia castelnovese: “Oggi
ragioniamo con i piedi”. Personaggi quotidiani e macchiette si susseguono
in diverse scene e set, dove le informazioni si mescolano a spunti comici
e battute.
Poi, come ogni anno, finita una stagione la Compagnia teatrale della Luna
Nuova si appresta a reinventare e a reinventarsi. Ciò che si è
fatto è solo un gradino verso ciò che si farà e il percorso,
anche se lungo o faticoso, è soprattutto gioco, divertimento, voglia
di partecipare. Il resto della storia, il futuro, abita già in questo.